4月16日
Contro Guzzetta.
Perchè sono contro il Referendum
Come tutti saprete in
questi giorni è in corso un'aspra polemica sull'eventuale data elettorale per
il referendum. Va certamente detto che il referendum è una delle massime
espressioni di democrazia e dunque non mi sento assolutamente di minimizzare le
quasi 830 mila firme raccolte in poco più di 3 mesi dal comitato presieduto da
Guzzetta, Segni e Parisi. Quindi massima dignità per queste persone ma grande
sdegno per come i tre presidenti hanno ingannato tutti (me compreso). Così come
va detto che sarebbe giusto, vista la crisi, accorpare il tutto e risparmiare
quei milioni (400, 300 o 173 che siano…) che potrebbero essere impiegati in
altro modo.
Come tutti sapranno nel novembre 2005 fu votata dall'allora governo Berlusconi
3 una legge definita poi dallo stesso promotore (Calderoli) un
"porcellum". Si susseguirono attacchi, denunce, sentenze della corte
di cassazione che però non modificarono l'impianto studiato a tavolino dallo
psico-nano per rendere il futuro governo Prodi debole e soggetto a cadute.
Ci furono polemiche, promesse bipartisan di future modifiche come la
reintroduzione delle preferenze e il ritorno ad un collegio uninominale ma nessuno
ha fatto nulla. Sono passati nel frattempo 2 governi Prodi e un Berlusconi 4 e
giustamente qualcuno pensò di modificare il tutto senza aspettare inutili
discussioni di una maggioranza che la maggior parte di noi non ha votato (dico
la maggior parte perchè tra astenuti, opposizioni presenti e opposizioni
escluse dal parlamento si supera di gran lunga il 50% dei votanti).
Si formò così un comitato promotore del referendum che però vide tra i principali esponenti deputati del PD ed ex parlamentari. Sarebbe bastato già questo a far sentire la puzza di bruciato ma in ogni caso il comitato raccolse, soprattutto con l'aiuto di
Di Pietro, le famose 750mila firme. Peccato che i quesiti non c'erano ancora e che
il comitato stava ingannando tutti con cartelli tipo "firma per abrogare
il porcellum e ridare potere e dignità agli elettori".
Bene...
Basta informarsi per scoprire che il referendum è tutto fuorchè dalla parte
degli elettori (eccezion fatta per il terzo quesito). E’ una sorta di tentativo
per dare al PD qualche chances in futuro di avverare il sogno della vocazione
maggioritaria tanto agognata dai vari dirigenti, a partire da Veltroni. Ecco
cosa ci dice Guzzetta sul sito del comitato promotore (http://referendumelettorale.org):
"Il 1° ed il 2° quesito (valevoli rispettivamente per la Camera dei Deputati e per il Senato) si propongono l’abrogazione del collegamento tra liste e della possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni di liste.
In caso di esito positivo del referendum, la
conseguenza è che il premio di maggioranza viene attribuito alla lista
singola (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il
maggior numero di seggi.
Un secondo effetto del referendum è
il seguente: abrogando la norma sulle coalizioni verrebbero anche
innalzate le soglie di sbarramento. Per ottenere rappresentanza
parlamentare, cioé, le liste debbono comunque raggiungere un consenso
del 4 % alla Camera e 8 % al Senato.
Il 3° quesito: abrogazione delle candidature multiple e la cooptazione oligarchica della classe politica.
Con l’approvazione del 3° quesito la facoltà di candidature multiple verrà abrogata sia alla Camera che al Senato."
Praticamente
il signor Guzzetta vorrebbe che le elezioni politiche si riducessero ad una
battaglia tra due partiti (oggi sarebbero PD e PdL), togliendo così la pluralità di opinioni e
la possibilità di essere rappresentati da persone che non si riconoscono in
queste due grosse e schifose realtà. Un esempio semplice per comprendere la
furbizia di questi nostri difensori: togliendo il premio di maggioranza alle
coalizioni, se alle scorse elezioni Di Pietro fosse confluito dentro il PD (non
era un’eventualità così remota anche se adesso sembra impossibile) e il PdL
fosse andato da solo senza UdC o senza la Lega, Veltroni avrebbe vinto le
elezioni ed avrebbe avuto una larghissima maggioranza.
Considerando
che la Lega non rinuncerebbe mai alla propria autonomia e che il PD spera da
sempre in un’annessione dell’Udc ecco spiegato il motivo per cui il PD grida
allo scandalo per gli sprechi (facendo quello che un’opposizione è pagata per
fare) dopo aver invece taciuto sulla riforma
della Giustizia, sull’immunità e sulla riforma
dell’Università.
Un’altra (l’ultima)
considerazione: assegnando il premio di maggioranza (il 55% dei seggi, non
spiccioli) alla lista con più voti si potrebbero verificare due effetti
controproducenti. Il primo: le singole liste potrebbero accorparsi in un unico listone
per poi dividersi successivamente alle elezioni. Questo dimostra quanto sia
inverosimile quello che Guzzetta ci vuol far credere, ovvero di una ritrovata stabilità
del parlamento. Già con questa legge, lo sta dimostrando (ahimè) lo psico-nano,
si può raggiungere un buon grado di stabilità.
Il secondo è più un pericolo che una conseguenza. Ammettiamo per assurdo che i
partiti si dividano in partitini di cui nessuno possa davvero rivendicare una
vocazione maggioritaria. Mettiamo per esempio che si presentino sulla scena Ds,
Margherita, Udeur, Rifondazione, Verdi, UdC, Socialisti, Forza Italia, AN, La
Destra e Lega e che siano tutti separati.
Penso che nessuno di questi potrebbe superare il 30% dei votanti. Ma forse
nemmeno il 25%. Quindi un partito votato da meno di 1 elettore su 4 avrebbe il
55% dei seggi e quindi poteri pressochè assoluti. Con gli altri a spartirsi le
briciole. A me ricorda tanto una situazione che si verificò nel 1923, con la
famosa legge Acerbo. La differenza sta solamente nel fatto che la legge fascista
prevedeva i 2/3 dei seggi, questa “solo” il 55%.
Fatte le
dovute considerazioni ho valutato quindi che questo referendum non solo non
migliorerebbe la situazione scandalosa che abbiamo ma, addirittura, potrebbe
peggiorarla. Ecco perché io non prenderò le schede per il referendum, in
qualsiasi data verrà indetto.
So long.