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August 31 Ahi ahi ahi Berlusca!"Santità, gli invasori hanno sfondato il portone[...] Il picchetto di guardia è già stato allertato per prepararvi al trasferimento a Castel Sant'Angelo..."
Con queste parole un cardinale metteva in guardia papa Clemente VII, nel 1527, di fronte all'orda di lanzichenecchi che di li a poco avrebbe invaso e distrutto mezza Roma.
E questo sta avvenendo adesso nell'opposizione di centro destra, di fronte ad un provvedimento che probabilmente metterà fine alla carriera politica di Sua Santità Silvio Berlusconi.
Infatti è stato varato oggi dal consiglio dei ministri (e firmato da tutti i capogruppo dell'Unione) il progetto di legge sul conflitto di interessi. Una legge che si ispira al modello americano e che ha come obiettivo quello di impedire che le decisioni del governo possano essere condizionate da interessi privati del premier o della sua squadra, con particolare attenzione al conflitto di interessi nel settore dei media. La legge si applica infatti a presidente del Consiglio, ministri, viceministri, sottosegretari e commissari straordinari. Tra le novità, ci sono l'istituzione di un'autorità garante dell'etica pubblica e un "blind trust" per gestire il patrimonio, sulla falsariga di quello già esistente per il governatore della Banca d'Italia. Una normativa rigorosa divisa in 14 punti, con un ultimo articolo che prevede esplicitamente l'abrogazione della legge del 2004, giudicata "inadeguata".
"La sinistra vuole impedire a Berlusconi di fare, per il momento, l'opposizione e più in generale di fare politica". Queste le parole di "viscid" (Renato Schifani). Ed è a dir poco curioso che si stupiscano i leader forzisti, dato che per un'intera legislatura avevano inneggiato al fatto che "l'antiberlusconismo è l'unico collante della sinistra". Mi fa ridere l'idea che questi idioti gridino continuamente al complotto. Anche perchè questa è una legge (probabile) generale, che verrà applicata ANCHE a Berlusca, ma non solo a lui. Vedrete che il signor Guzzanti non potrà più siedere in parlamento come vicecapogruppo al senato per Forza Italia. Ma potrebbe essere anche come dicono loro, ovvero che questo sia stato un provvedimento "contra personam", ma non vedo il problema. Mi sbaglio o i suddetti forzisti si sono prodigati in leggettine ad personam per tutti e cinque gli anni di governo??? So long compagni... August 28 Un po' di disinformazione... ogni tanto...Da alcuni giorni mascalzone latino, un ragazzino che gira spesso in questo blog, sta diffondendo notizie false e ridicole riguardo ad un presunto provvedimento del ministro Visco, a causa del quale a partire dal 2008 non si potrà pagare più con banconote di taglio superiore a 100 euro.
Tralasciando il fatto che il provvedimento a cui si riferisce fa parte della manovra delle liberalizzazioni decisa dal ministro Bersani vi illustro la vera natura di questa idea.
L'idea è quella di non permettere più pagamenti in contanti negli studi di liberi professionisti quali architetti, medici, fisioterapisti, notai e dentisti, al fine di limitare l'evasione fiscale dovuta alla mancata emissione di fatture. Nel giro di poco più di 2 anni infatti si passerà da un tetto di 1000 euro per arrivare, alla fine del 2008, a 100 euro, soglia superata la quale non si potrà più pagare in contanti una prestazione di alcun libero professionista.
E' stata inoltre introdotto l'obbligo di rendere visibile al pubblico il costo dettagliato di ogni prestazione.
Ecco, in questi giorni sono sorte critiche che mi hanno lasciato allibito, quali:
1-secondo l'opposizione "non si possono costringere i professionisti, piccoli e medi soprattutto, a sobbarcarsi l’onere dell’istallazione di forme di pagamento automatizzate".
2-secondo i forzisti in particolare (da sempre molto attenti alla tutela dei pensionati e del consumatore, come dimostrano l'innalzamento dell'età pensionabile e i tagli netti alla sanità...) "non si possono costringere i pensionati meno avvezzi alla tecnologia ad imparare l’uso di bancomat, conti correnti, carte di credito, e assegni...".
3-"le leggi dovrebbero, pertanto, essere studiate e redatte da persone che vivono nel mondo reale, quello dei paesi di provincia".
A queste ridicole critiche si può rispondere in vari modi ma io ho scelto le seguenti obiezioni:
1) Perchè non si possono attuare le misure previste se queste misure ridurrebbero al minimo le fatture in nero che tanto sono pesate in questi anni sulla finanza italiana???? Perchè si devono proteggere solo le categorie di liberi professionisti mentre negl anni passati si sono costretti baristi, proprietari di alimentari, proprietari di negozi vari ad installare misure simili????
2) Chi ha detto che i pensionati non gradirebbero eseguire pagamenti con sistemi sicuri e di facile controllo???
3) Perchè tutto ad un tratto si da importanza alle provincia e all'amministrazione comunale se per 5 anni di governo i forzisti si sono prodigati solo a diminuire impunemente i finanziamenti??? Senza considerare che nel ridicolo NON-programma dell'ormai opposizione si prevedeva l'abrogazione dell'ICI. Questa legge però non credo sarebbe stata messa al vaglio delle amministrazioni o sbaglio??
Care compagne e cari compagni, io credo che la metà del popolo italiano (ovvero coloro che l'hanno votata in aprile) si dovrebbe essere stancato di questi continui voltagabbana dell'odierna opposizione. E spererei anche che politici seri (anche se con idee opposte alle mie) come Casini e Tabacci si discosteranno presto da quest'usanza dei loro alleati. Nel frattempo non ci resta che ridere.
So long. August 22 Che casino!Scuola e Università
Partono in mille e arrivano, puntualmente al traguardo, appena in 18. Sono i laureati italiani nel 2004 che otto anni prima erano iscritti al primo anno delle scuole superiori. Alla maggior parte dei ragazzi non sono bastati cinque anni di scuola superiore (ora secondaria di secondo grado) e tre anni di università per coronare il sogno della laurea.
Migliaia di ragazzi sono andati incontro ad una o più bocciature che hanno spostato in avanti il fatidico esame di maturità. Altrettanti, ma questa volta all'università, sono incappati in ritardi che li hanno costretti a ritardare l'appuntamento conclusivo con la laurea, ormai triennale per quasi tutte le facoltà.A certificare la scarsissima 'produttività' del sistema formativo nazionale è l'Istat, che ha pubblicato la statistica dal titolo 'I diplomati e lo studio, anno 2004'. Per rendersene conto basta dare un'occhiata e incrociare i dati dell'Istituto nazionale di statistica. Poco più di 7 diplomati, nel 2001, su 10 hanno concluso gli studi entro i tempi previsti. Più di un quarto, il 27 per cento, si è diplomato ad un'età superiore ai 19 anni'. E una volta agguantato il diploma, appena 6 ragazzi su dieci proseguono all'università (il 62 per cento, per l'esattezza). Molti cercano un lavoro, altri 'non hanno interesse ad acquisire ulteriore formazionè e per alcuni l'università 'è ancora troppo costosa'. E approdati nelle aule universitarie la storia si ripete. Dei 62 diplomati su 100 iscritti negli atenei italiani, appena il 4 per cento dopo tre anni raggiunge regolarmente la laurea. L'11,5% abbandona a metà strada e la maggior parte (l'84,5 %) deve ancora concludere il ciclo di studi universitari intrapreso: sono i cosiddetti fuori-corso.
Insomma, i cosiddetti obiettivi di Lisbona sembrano ancora lontani. A marzo del 2000 nella capitale portoghese il Consiglio d'Europa ha stabilito che "entro il 2010 l'Europa deve diventare l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo". Si trattava di una mossa strategica per dare risposta allo strapotere economico dei paesi asiatici e americani che rischiano di stritolare l'economia del vecchio continente.
Quello della dispersione è un fenomeno attenzionato da tutti i paesi - industrializzati e in via di sviluppo - della Terra perché determina la distrazione dagli obiettivi di riscatto sociale ed economico dei vari stati di ingenti risorse umane ed economiche o rallenta l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.
In pratica, se i ragazzi perdono anni a scuola o all'università - o peggio, abbandonano gli studi dopo averli iniziati - a cosa servono le riforme (basti pensare alla riforma delle scuole superiori proposta dall'allora ministro Berlinguer nel 2000, che accorciava l'intero percorso scolastico (elementare, media e superiore) di un anno - 12 anziché 13 - o alla riforma dell'ordinamento universitario, che ha introdotto la laurea triennale e l'eventuale specializzazione biennale), tentate o avviate anche in Italia tendenti a ridurre la permanenza degli studenti nel sistema di istruzione e formazione? Tratto da Repubblica
I dati sono ineccepibili, ed è evidente che qualcosa nel sistema scolastico italiano non va. Per di più questi 5 anni con la "Ministra Distruzione" non hanno certo migliorato molto le cose (anche se io ritengo che la riforma Berlinguer -accorciamento dell'intero percorso scolastico di un anno, da 13 a 12- non fosse esattamente il modo giusto per aumentare la competitività dell'Italia). Va però anche detta una cosa. Gli studenti che escono dall'università italiana (anche quelli fuori corso), soprattutto quelli che hanno intrapreso studi scientifico-economici, una volta laureati hanno una grossa probabilità di entrare nel mondo del lavoro prima di quelli delle università straniere. E' infatti evidente che la difficoltà (da cui derivano le cifre di cui sopra) dell'università italiana consente agli studenti di arrivare nel mondo del lavoro già preparati e con una competenza eccezionale se rapportata per esempio alle univerità "fashion" americane.
Il problema è un po' controverso. Lascio a chiunque la possibilità di esprimere una propria idea (come sempre del resto).
August 08 Tornato!!!Ed eccomi tornato... Purtroppo aggiungerei... stavo proprio bene al mare... Giornate splendide, tanto vento, poco caldo....
Le giornate iniziavano tardi e finivano tardissimo... In mezzo mare, pasta, spiaggia, rum e tanta tanta tanta BIRRA!!
Quanto vorrei tornare indietro... Perchè non sono nato miliardario??? perchè non posso fare il mantenuto???
Vabbè dai, rituffiamoci a bomba nel mondo quotidiano e nella routine della politica e dell'informazione.
Ieri sono usciti i primi dati del 2006 sulle entrare del Fisco. Indovinate un po'???
Tra gennaio e giugno l'erario ha incassato 19,6 miliardi di euro in più rispetto ai primi sei mesi del 2005 mettendo a segno un incremento del 12,3% che porta il gettito a quota 179.111 milioni di euro. Secondo i dati ufficiali diffusi dal ministero dell'Economia le imposte dirette sono aumentate del 15,9% e dai dati di dettaglio emerge un aumento deciso degli acconti dell'autotassazione (+5,7% per l'Irpef; +24,1% per l'Ires).
E' evidente che i primi frutti della lotta all'evasione si sono già fatti sentire. O sbaglio???
Ha addirittura dell'incredibile, invece, come quel comico ambulante dell'ex ministro dell'economia onorevole (di 'sto cazzo) Giulio Tremonti abbia avuto la faccia tosta di prendersi i meriti del netto miglioramento della situazione dopo che per 5 anni le entrate erano sempre crollate e il suo governo aveva avuto come unica preoccupazione quella varare condoni agli amici degli amici degli amici del Premier.
Come spesso in questi mesi Prodi ha ancora una volta colto nel segno anche nella sua analisi, dato che stamani , in un'intervista, ha dichiarato che questa notizia "non è che abbia cambiato il paese però dà questo senso di minor depressione". E' vero. Non abbiamo ancora ottenuto nulla. Anzi: i problemi restano, alcune questioni come quelle sull'energia e sulla TAV rimangono in sospeso, però i segnali arrivano.
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